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Reati Fallimentari
Reati Fallimentari
Antonio D’Avirro, Fabio Di Vizio
Giuffré, 2024.
Con l’entrata in vigore del codice della crisi d’impresa (d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14), alle procedure liquidatorie che avevano caratterizzato la legge fallimentare del 1942 e che, in situazioni di imminente insolvenza, imponevano agli organi di gestione e di controllo doveri essenzialmente conservativi e di vigilanza dell’integrità del patrimonio sociale, si affiancano le iniziative finalizzate a risanare l’impresa, ora ampiamente privilegiate, cercando di superare in via preventiva l’insolvenza, in modo da evitare la dissipazione del valore aziendale e favorire la continuità aziendale.
L’Opera è volta a verificare quali potranno essere le conseguenze, sotto il profilo penale, nei confronti degli amministratori e degli organi di controllo della violazione dell’obbligo di attivarsi, senza indugio, dell’adozione e dell’attuazione di uno degli strumenti utili per la tempestiva rilevazione della crisi d’impresa e per il superamento della crisi ed il recupero della continuità aziendale. Trattasi di doveri comportamentali suscettibili di delineare omissioni che possono allargare in maniera significativa il perimetro della responsabilità dei soggetti preposti alla gestione societaria, con potenziali ricadute su tutti i reati di bancarotta.
L’obiettivo del lavoro, che si rivolge ad un’ampia platea (Magistrati, Avvocati, Commercialisti, Esperti contabili, Revisori) è proprio quello di verificare la misura in cui le modifiche introdotte dal codice della crisi vengono ad incidere sui reati di bancarotta.
A tal fine è stata svolta un’estesa e completa analisi dei vari reati di bancarotta impropria (art. 329, CCI) e di bancarotta semplice (art. 330 CCI), ma anche dei reati societari (art. 2621 e ss. c.c.) e dei reati propri dei revisori legali (art. 27-31 d.lgs. n 39/2010) per comprendere se possano ipotizzarsi nuove forme di responsabilità penale per amministratori, sindaci o revisori.
